Tutti a letto dopo Carosello

Micol Canton
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Carosello

Carosello è entrato nelle case italiane per la prima volta il 3 febbraio 1957 e per venti anni è rimasto un appuntamento fisso, delle 20 e 50 prima e delle 20 e 30 poi, a parte piccole pause o sospensioni.

Siamo nell'Italia del pre boom che inizierà ufficialmente nel 1958, si guadagna e si spende di più e la Rai decide di iniziare a trasmettere messaggi pubblicitari.

Nasce così Carosello un apposito format televisivo in cui i prodotti vengono reclamizzati attraverso una “scenetta” a cui è collegato un codino più corto in cui viene nominato il prodotto da vendere. In genere il passaggio dalla scenetta al codino veniva fatto attraverso l'uso di una frase chiave che faceva iniziare la vera e propria parte pubblicitaria.

Il primo Carosello trasmesso fu La avventure del signor Veneranda” per il Brandy Stock 84.
Anche se Carosello fu un'operazione di natura commerciale, un apri porta alla società dei consumi con i suoi stereotipi sulla vita degli italiani, con i suoi “suggerimenti” su modi e stili di vita come tutte le pubblicità, per il suo formato di “spettacolo” Carosello fu un intrattenimento artistico creato e interpretato da grandi registi, sceneggiatori, attori, disegnatori e creativi.

carosello

Tra i cartoni animati ricordiamo L'omino con i baffi per la caffettiera Bialetti, Ulisse e l'ombra per il caffè Hag, Salomone pirata pacioccone per i prodotti dolciari Fabbri alla cui realizzazione collaborarono il famoso fumettista Bonvi e il cantautore Francesco Guccini, e poi i famosissimi La Linea per le pentole Lagostina disegnato da Osvaldo Cavandoli e Calimero per Mira Lanza “Tutti ce l'hanno con me perché sono piccolo e nero... è un'ingiustizia però!”.

Proprio qualche giorno fa in una libreria di fumetti mi sono imbattuta nel libro “The Art of PagotLa meravigliosa storia della famiglia Pagot e dei suoi eroi in carta e inchiostro” che racconta la storia dei creatori di Calimero, oltre che, ad esempio, del draghetto Grisù.

Chi non ricorda Caballero e Camencita per Caffè Lavazza? “Bambina sei già mia, chiudi il gas e vieni via”.

Moltissimi spot vennero interpretati da attori provenienti dal teatro, dal varietà, dal cabaret, dal cinema, dalla televisione stessa o da cantanti e personaggi della spettacolo anche stranieri.
Alcuni di loro hanno legato indissolubilmente il loro nome ad un prodotto come Gino Bramieri che pubblicizzò il moplen “E mo', e mo' e mo'... moplen!” o Cesare Polacco per la brillantina Linetti “Anch'io ho commesso un errore, non ho mai usato la brillantina Linetti”.

Le coppie Melnati-Volonghi, Vianello-Volonghi, Vianello-Mondaini conquistarono il pubblico con la loro comicità dai toni garbati e composti.

Alberto Sordi pubblicizzò l'Asti spumante Gancia quando aveva già interpretato film come Lo sceicco bianco e i Vitelloni ma il legame fu breve. Molto più lungo fu la presenza di Ugo Tognazzi che esordì come spalla di Raimondo Vianello reclamizzando un prodotto della Palmolive.
Mike Buongiorno, già legato alla l'Oréal in radio, nel ruolo di intervistatore fu protagonista di due serie diverse: una dedicata a personaggi famosi come Renato Gottuso e Alberto Moravia e una dedicata all'uomo della strada (un desiderio appagato).
Renato Rascel uomo di punta dell'avanspettacolo pubblicizzò il lucido da scarpe Brill, la penna a sfera Bic, l'aperitivo Cora.

Anche registi e sceneggiatori di spicco fecero parte dell'avventura di Carosello.
Luciano Emmer girò la prima sigla, quella con i siparietti che si aprivano uno dopo l'altro. Una generazione di artisti passò davanti alla sua cinepresa per gli spot di Carosello: Totò “Mi faccio un brodo? Ma me lo faccio doppio!”, Walter Chiari “Solo io mi chiamo Yoga”, Alighiero Noschese “Un Ramazzotti fa sempre bene” e molti altri.
Altri registi famosi furono Gillo Pontecorvo, Emanno Olmi, Sergio Leone.

L'avventura di Carosello si concluse nel 1977 perché i cambiamenti dei costumi e della televisione portarono a nuovi e diversi modi di fare pubblicità ai prodotti.
Per concludere con una punta di ironia ricordiamo cosa aveva scritto di Carosello nel 1976 sul “Corriere della sera” il giornalista Enzo Biagi:

“Carosello ha educato i nostri figli, è stato, dal lontano 1957, un appuntamento e una pausa nell’angoscia quotidiana.
Mostrava un mondo che non esiste, un italiano fantastico, straordinario: alcolizzato e sempre alla ricerca di aperitivi o di qualcosa che lo digestimolasse; puzzone, perennemente bisognoso di deodoranti e detersivi, sempre più bianchi; incapace di distinguere fra la lana vergine e quell’altra, carica di esperienze; divoratore di formaggini e scatolette, e chi sa quali dolori se non ci fossero stati certi confetti, che, proprio all’ora di cena, venivano a ricordare come, su questa terra, tutto passa in fretta.”

E voi guardavate Carosello? Quale era il vostro Carosello preferito?

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Commenti (1)

  • Gabriele

    Caro carosello il mio commento a quei tempi era molto bello con topogiccio con i sui paesini Calimero con la sua frase che maniere io sono piccolo e nero il gigante amico con è che scrittojoncondor e tanti altri era I tempi migliori