L'incredibile storia della tregua di Natale del 1914

da Lorena De Tommaso
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Daily Mirror 1915
Siamo nel pieno delle festività natalizie, così abbiamo deciso di proporvi una storia che ha tutto il sapore di una favola di Natale, si tratta però di fatti realmente accaduti e di cui si parla davvero troppo poco. La tregua di Natale del 1914 un evento straordinario in cui gli uomini deposero le armi e si scoprirono solidali gli uni  con gli altri.



Il momento storico

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Più di cento anni fa, nel corso della prima guerra mondiale, senza che nulla fosse stato concordato, soldati di opposti schieramenti mossi da sentimenti di solidarietà e fratellanza, smisero di combattere, uscirono dalle trincee e decisero di incontrarsi.

La tregua di Natale del 1914 fu un atto di estremo coraggio e umanità.

Cerchiamo di comprendere il momento storico: la guerra era scoppiata in Europa nell'agosto del 1914 con una cascata apparentemente inarrestabile di mobilitazioni di truppe, note diplomatiche aggressive e invasioni di massa. Germania e Austria-Ungheria si trovarono a combattere una guerra su due fronti contro nemici che includevano Francia, Gran Bretagna, Russia e Italia.

All’inizio il fronte più caldo fu proprio quello occidentale, che andava dal mare del Nord fino al confine svizzero.

Fra ottobre e novembre del 1914 si tenne la “Prima battaglia di Ypres”, chiamata anche “delle Fiandre”, l’ultima grande battaglia del 1914. La città di Ypres, in Belgio, si trovava in una posizione strategica grazie ai numerosi canali e fiumi che collegavano la costa e alle strade principali che convergevano in città. I tedeschi quindi tentavano in ogni modo di conquistarla nella cosiddetta “Corsa al Mare”.

Soldati e politici erano entrati nel conflitto credendo che i combattimenti sarebbero finiti entro Natale. Invece si trovarono impantanati in una guerra rovinosa ed in trincee fredde e fangose, ed i soldati compresero che l’inverno sarebbe stato lungo, molto lungo, e la guerra ancor di più.

Proprio con l’approssimarsi della stagione più fredda e delle festività natalizie, il pubblico in Gran Bretagna e in Germania fu esortato dalla stampa e dagli opinionisti locali a non dimenticare gli uomini al fronte. Nei giornali comparvero numerosi annunci pubblicitari per la raccolta di fondi e di ogni tipo di regalo da inviare all'estero. La stessa moglie del comandante in capo britannico, John French, chiese alle donne di lavorare a maglia 250.000 sciarpe da spedire al fronte. Il pubblico rispose con alacrità. Il risultato di questo immane sforzo di beneficenza fu un diluvio di posta che nel dicembre del 1914 partì dall’Inghilterra in direzione del fronte; e lo stesso accadde in terra germanica, un incredibile flusso di merci partì dalla Germania verso le trincee tedesche: pipe, sigarette, tabacco, tutto pur di tenere alto il morale dei soldati e rinforzare il loro attaccamento alla patria....

La guerra ed il Natale, due realtà inconciliabili

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Il Natale era prossimo, ed era terribilmente evidente quanto fossero inconciliabili le due situazioni che si stavano vivendo:
da una parte una terribile e sanguinosa guerra fra nazioni, dall’altra l'atmosfera e la tradizione del Natale con tutto il suo carico di bei sentimenti e buoni propositi.
Circolavano voci che suggerivano che il Natale, per quell’anno, avrebbe dovuto essere cancellato, per timore di un insuccesso della guerra.
Il Papa Benedetto XV invece, era chiaramente di tutt’altro avviso: era la guerra che avrebbe dovuto essere cancellata, anche se solo temporaneamente. Fu così che egli chiese ufficialmente una tregua per il periodo natalizio.

In un discorso che tenne nel 1917, ripercorrendo quanto era accaduto, fu lo stesso Papa a dire:

«Ci balenò alla mente il proposito di schiudere, in mezzo a queste tenebre di bellica morte, almeno un raggio, un solo raggio del divin sole della pace, ed alle nazioni contendenti pensammo di proporre, breve e determinata, una tregua natalizia, accarezzando la fiducia che, ove non potessimo dissipare il nero fantasma della guerra, ci fosse dato almeno di apportare un balsamo alle ferite che essa infligge»

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L’appello però cadde nel vuoto, chi stava al comando non aveva alcuna intenzione di deporre le armi nemmeno per un solo giorno.
Date queste premesse, risulta ancor più eccezionale ciò che accadde nella realtà.

Un primo barlume di pace

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Nei giorni di Vigilia anche il cambiamento atmosferico fu sorprendente: dopo un lungo periodo di pioggia pressoché incessante e numerose inondazioni, la temperatura scese, portando al congelamento del suolo. Questo fu un sollievo per gli uomini nelle trincee perché significava che il terreno poteva essere calpestato senza il rischio di perdere uno stivale nel fango.

Quando si parla della tregua del Natale del 1914, si potrebbe pensare vi sia stato un unico episodio localizzato in un singolo posto; in realtà non fu così, essa fu un fenomeno diffuso e accadde con tempi e modalità diversi da luogo a luogo.

Alcuni armistizi furono conseguenza delle offerte tedesche di cessare il fuoco per consentire alle unità britanniche di recuperare i caduti ammucchiati sul filo spinato e nella “terra di nessuno”:
un gesto a metà fra atto umanitario e semplice intervento di igiene, le trincee erano già abbastanza brutte, e nessuno voleva vedere dozzine di morti distesi a pochi metri di distanza; in alcuni punti si smise semplicemente di sparare; in altri ci fu un vero e proprio incontro fra soldati dei diversi schieramenti con scambio di doni, bottoni e auguri.

I soldati inglesi e tedeschi avevano scavato un ampio sistema di trincee, e in alcuni punti erano davvero molto vicine, alcune solo a circa 30 metri di distanza. In mezzo, fra le due trincee vi era quella che era definita la “terra di nessuno”.

Tutto partì dai tedeschi, dove la tradizione natalizia era più forte e più sentita, c’è da dire anche che loro avevano il vantaggio del collegamento ferroviario diretto con la terra di origine; il che consentì di far arrivare, oltre all’essenziale militare, anche alberi già decorati – inviati d’ufficio, per far sentire il conforto del Natale ai soldati al fronte.

Gli alberi vennero utilizzati sui parapetti delle trincee, in modo che potessero essere visti anche dalle trincee nemiche. Presi dallo spirito che si stava diffondendo, vennero esposti non solo gli alberi, ma anche lanterne, piccole candele, cartelli con messaggi amichevoli della serie “NON SPARATE, NOI NON SPARIAMO”.

La solidarietà umana oltre ogni aspettativa

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La notte della vigilia di Natale l’atmosfera era sentita, i soldati cominciarono a intonare canti natalizi e, con le trincee così vicine, il canto poteva essere ascoltato anche dall'altra parte.

La peculiarità del momento stava nel fatto che le canzoni di Natale erano in pratica un linguaggio universale, allora come oggi i motivi erano facilmente riconoscibili, pertanto i soldati dei due schieramenti riuscivano a cantare contemporaneamente le medesime canzoni, ognuno nella propria lingua madre.

Confortati dal momento, i soldati trovarono il coraggio di uscire lentamente dalle trincee, attraversarono la terra di nessuno e iniziarono a salutarsi e a stringersi la mano.

Sul fronte era presente anche il tenore Walter Kirchhoff dell'Opera di Berlino. Il musicista aveva accompagnato il principe Guglielmo di Prussia, cantò per i ragazzi del 130° reggimento Wuerttemberger attirando plausi non solo dai suoi compagni tedeschi, ma anche dalle truppe nemiche accalcate a una settantina di metri di distanza, i soldati francesi sui parapetti opposti avevano applaudito e chiesto il bis.

E poi arrivò Natale, portando un carico di sentimenti di pace e di buona volontà e, inevitabilmente, anche la malinconia di casa e della famiglia. Gli armistizi localizzati crebbero in una tregua più diffusa. Una volontaria cessazione delle ostilità.

Ora più che mai ai soldati era evidente che all’altra estremità del fucile vi era qualcuno molto simile a loro, in fondo erano gli stessi ragazzi della classe lavoratrice, con la stessa voglia di tornare a casa a riabbracciare i propri cari.

Oltre ai momenti dedicati alla sepoltura dei caduti, vi furono attimi di vera fratellanza. I regali ricevuti dai rispettivi governi, inviati per dare ai soldati un’idea di Natale e, soprattutto, con l’intento di rafforzarne l’attaccamento alla patria, diventarono doni ideali da scambiare col “nemico”; gli inglesi avevano tabacco e cioccolato, i tedeschi sigari e salsicce. Vennero scambiati bottoni e cartoline, scattate fotografie, qualcuno che nella vita civile era barbiere, si offrì di tagliare i capelli a chi ne aveva bisogno.
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La tregua di Natale del 1914 porta con sé un carico di miti e leggende, si dice che furono giocate anche delle partite di calcio fra nemici. Gli storici hanno concluso che non c'era dubbio che il calcio tra tedeschi e inglesi fosse stato quanto meno discusso. Ci sono menzioni di offerte di giocare, rifiuti di giocare, ordini di non giocare, uomini che volevano giocare ma non potevano perché senza pallone. Ad ogni modo vi sono foto che testimoniano che, almeno fra compagni di trincea, in quel frangente qualche partita venne disputata.

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La censura

Quello che accadde durante la tregua fu un evento davvero singolare. Le circostanze erano uniche, probabilmente non sarebbe potuto accadere in un'altra guerra. Anche se il Papa non ebbe successo nell'organizzare una tregua formale, i soldati stessi ottennero ciò che i generali, i politici e i leader religiosi non potevano fare.

C’è da dire purtroppo – e ovviamente – che i Comandi non gradirono l’iniziativa dei loro soldati, e subito inviarono ordini affinché tale condotta poco bellicosa cessasse al più presto. Il Comando tedesco riaffermò addirittura le regole che proibivano la fraternizzazione con il nemico, ricordando che quelle azioni erano punibili come alto tradimento.

Per porre immediatamente fine all’intesa che si era venuta a creare fra gli schieramenti avversari, i comandanti decisero di togliere dalla linea di fronte le truppe che si erano incontrate con le loro controparti nemiche e le rimpiazzarono con soldati che non erano stati coinvolti nel “cessate il fuoco” informale.

In seguito per evitare che i soldati familiarizzassero col nemico, fu deciso di spostarli a turno in diverse zone del fronte. Partì anche un’operazione di censura di qualsiasi notizia che riguardasse la tregua del 1914, si arrivò persino a negare ufficialmente che fosse mai avvenuta. Infine, per prevenire qualsiasi impulso a fraternizzare, a Natale del 1915 i comandanti britannici ordinarono una lenta e continua raffica di artiglieria ad ogni ora del giorno.

Per non compromettere la volontà di combattere era insomma fondamentale che il nemico non fosse visto in qualità di essere umano ma solo come una inanimata entità da sconfiggere.

Al di là di ciò che accadde poi – degli ordini dei superiori, della posizione degli stati, della censura – rimane che la tregua del Natale del 1914 fu un momento unico nella storia dell’umanità, un evento straordinario in cui prevalse la solidarietà umana e la fratellanza fra i popoli, un avvenimento che rivela la forza sorprendente dell'animo umano capace di trovare speranza e pace anche nei momenti più terribili e disperati.

Una testimonianza

Grazie ai diari tenuti dai soldati ed alle lettere inviate alle famiglie, nonostante la censura, ciò che accadde in quel dicembre 1914 è giunto a noi. Fra le testimonianze vi propongo la lettera di un ufficiale britannico alla madre.

Il secondo luogotenente Alfred Dougan Chater, si trovava fra le trincee nei pressi di Armentières, all’estremo nord della Francia, a una ventina di km a sud di Ypres, e nella lettera descrive con vividi dettagli ciò che visse in prima persona.

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Traduzione della lettera del soldato Alfred Dougan Chater

Natale 1914

Carissima madre,

Sto scrivendo dalle trincee, nella mia “buca”- con un fuoco di legna acceso e un sacco di paglia. È piuttosto accogliente anche se fa terribilmente freddo e c’è un vero clima natalizio.

Penso di aver assistito ad uno dei più straordinari spettacoli che chiunque abbia mai potuto vedere.

Verso le 10 di stamattina stavo sbirciando sul parapetto quando ho visto un tedesco agitare le braccia e due di loro sono usciti dalle loro trincee e sono venuti verso i nostri. Stavamo per sparargli quando abbiamo visto che non avevano i fucili quindi uno dei nostri uomini è uscito per incontrarli e in circa due minuti il terreno tra le due linee di trincee era brulicante di uomini e ufficiali di entrambi i lati, che si stringevano le mani e si auguravano un felice Natale. Ciò è continuato per circa mezz'ora quando la maggior parte dei nostri uomini ha ricevuto l’ordine di tornare alle trincee.

Per il resto della giornata nessuno ha sparato un colpo e gli uomini hanno vagato a volontà sulla cima del parapetto, portando paglia e legna da ardere all'aperto.

Abbiamo anche organizzato cerimonie funebri congiunte con un servizio per alcuni dei morti - alcuni tedeschi e alcuni nostri - che giacevano tra le file.

Questa straordinaria tregua è stata abbastanza improvvisata. Non c'era nessun accordo precedente e ovviamente era stato deciso che non ci sarebbe stata alcuna cessazione delle ostilità.

Sono uscito fuori e ho stretto la mano a molti dei loro ufficiali e uomini. Da quello che ho intuito, la maggior parte di loro sarebbe ben felice di tornare a casa, come noi del resto. Abbiamo suonato le nostre cornamuse per tutto il giorno e tutti hanno vagabondato all'aperto senza essere molestati, ma non naturalmente fino alle linee nemiche.

La tregua probabilmente continuerà finché qualcuno non sarà abbastanza sciocco da lasciarsi sfuggire un colpo di fucile. Abbiamo quasi incasinato tutto questo pomeriggio, uno dei nostri compagni ha fatto partire un colpo per sbaglio verso il cielo, ma pare che nessuno lo abbia notato, quindi non ha avuto importanza.

Ho approfittato della tregua per migliorare il mio giaciglio che condivido con D M Bain, giocatore della nazionale rugby scozzese - un compagno eccellente.

Stamattina abbiamo installato un tetto adeguato e ora abbiamo un camino piastrellato e muschio e paglia sul pavimento. Domani lasciamo le trincee e non mi dispiacerà perché fa troppo freddo per starci serenamente la notte.

27 dicembre

Sto scrivendo dagli alloggi - lo stesso discorso è andato avanti anche ieri e abbiamo avuto un altro incontro con i tedeschi nella terra di mezzo. Ci siamo scambiati sigarette e autografi e qualcuno ha scattato foto.

Non so per quanto tempo continuerà - credevo che tutto si sarebbe fermato ieri, ma anche oggi non si sentono spari sul fronte, tranne un piccolo bombardamento distante.

Ad ogni modo, avremo un'altra tregua a Capodanno, visto che i tedeschi vogliono vedere come sono venute le foto! Ieri è stato bello la mattina, così sono andato a fare lunghe passeggiate lungo le linee. È difficile rendersi conto di cosa significhi, ma ovviamente se tutto fosse allo stato ordinario delle cose, non si vedrebbe segno di vita fuori terra e chiunque tirasse su la testa sarebbe colpito all’istante.

Il luogotenente Alfred Dougan Chater nel 1914 aveva 24 anni, riuscì a tornare a casa si sposò ed ebbe quattro figli, morì nel 1974 a 84 anni; meno fortunato fu il suo compagno di trincea, il giocatore di rugby David McLaren Bain, morì in guerra il 3 giugno 1915, anche lui aveva solo 24 anni.

 decorazione natale

Nel 2014 la catena di supermercati britannica Sainsbury’s, in collaborazione con la Royal British Legion, ha realizzato uno spot molto toccante su ciò che accadde.

Al di là delle polemiche che poi sorsero, poiché la catena di supermercati venne accusata di aver sfruttato un episodio di guerra per trarre profitto mostrando solo il lato poetico della guerra e non quello più violento e crudo (ovviamente non adatto per uno spot natalizio), sono quattro minuti di rappresentazione storica piuttosto accurata.

immagine per i video

Sulla tregua di Natale nel 2005 venne realizzato anche un film:
"Joyeux Noël - Una verità dimenticata dalla storia", una pellicola francese scritta e diretta da Christian Carion.
E' stato presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2005 e, nel 2006, candidato sia al premio Oscar che al Golden Globe come miglior film straniero.

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