La festa nella cultura popolare veneta

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le sagre paesane
Forse è ormai difficile immaginare l’atmosfera che avvolgeva le sagre estive di un tempo.


“Ad una certa ora - per l’afa, la stanchezza, la polvere - vedevi ragazze, abituate a camminare scalze, con le scarpe in mano; uomini che si erano tolti gran parte degli indumenti messi per la festa; bambini semi asfissiati piangere perché non ce la facevano a seguire i congiunti; tutti storditi dall’organetto della giostra, dagli spari del tiro a segno, dagli assordanti richiami dei venditori ambulanti. In un tale bailamme, la folla si muoveva avvolta da un polverone fastidioso che seccava la gola... Quei bravi paesani, però non abbandonavano la bolgia: sembrava che il festeggiare la sagra fino all’ultima resistenza fosse un dovere a cui si doveva sottostare a ogni costo.”

Così viene descritta una situazione di sagra patronale nel Delta Padano di fine Ottocento. Non molto dissimili dovevano essere le numerose feste che facevano fremere paesi e vallate in diversi periodi dell’anno: dal carnevale al capodanno alla primavera; dalle feste del grano o dell’uva alle feste di famiglia per matrimoni, nascite, compleanni; dalle sagre patronali ai festini di campagna organizzati tra amici.

2 2 il veneto dei contadini 1Le orchestrine da ballo, formate da dilettanti, erano sistemate su un palco con i suonatori disposti in un'unica fila in mezzo alla quale troneggiano il liron (uno strumento caratteristico, formato da un bidone e delle corde che venivano pizzicate) e tutti gli strumenti, violini, mandolini, clarinetti, flicorni ecc., erano rivolti verso il pubblico per meglio assecondare le evoluzioni, i ritornelli, le sospensioni di coloro che danzavano.

I balli tipici del Polesine erano la bergamasca, la monferrina, la furlana, la gagliarda, la manfrina polacca, il menacò, il trescone; a queste andavano aggiunte le danze di “figurazione” come il bal del permesso, il bal del Batiman, Il bal del specio, che avevano una grande importanza nel creare occasioni di socializzazione e, spesso, le conoscenze fatte dai giovani in quell'occasione si concludevano con un matrimonio.

Il pavimento della sala da ballo, quando la festa non si svolgeva all’aperto, era sempre ondulato ed irregolare, quindi veniva cosparso di segatura oppure di riso per renderlo uniforme e poi ricoperto con una tela bianca. Lo spazio per ballare era recintato con due corde e le coppie che volevano recarsi al ballo dovevano pagare, compito che spettava all'uomo. Finito il ballo, che veniva ripetuto due volte, gli organizzatori levavano le corde dei sostegni e formavano un corridoio per far uscire i danzatori. Per partecipare a un altro ballo, dovevano pagare di nuovo. Solo dopo la seconda guerra venne introdotto il biglietto d'ingresso e allora, con poche lire, si ballava tutta la serata.

Il ballo non veniva praticato soltanto nelle ricorrenze fisse annuali: nell'arco dell'anno le occasioni si moltiplicavano e si diversificano nei vari paesi. In molti paesi almeno un giorno alla settimana era dedicato al ballo e spesso non bastavano gli interventi del prete a impedirlo: quando non si poteva in pubblico, si organizzavano feste in famiglia o festini di campagna, scegliendo località lontane dal controllo di autorità ecclesiastiche e civili.

Un avvenimento di solenne importanza era, per la nostra gente di campagna, il matrimonio. La festa veniva accuratamente preparata per tempo perché niente avesse a mancare. Le feste di nozze, specie nei piccoli paesi assumevano spesso i caratteri delle feste paesane.

Il grano era una fonte primaria di reddito per la famiglia contadina. La festa dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno, segnava la fine dei pesanti lavori di trebbiatura. Alla fine della trebbiatura si facevano, nelle aie, feste da ballo coinvolgendo tutto il paese, dai vecchi ai bambini, per condividere la fine delle fatiche augurandosi un buon raccolto.

Il carnevale è il periodo festivo che si pone, nel calendario liturgico, fra Epifania e Quaresima. È un periodo ampio ma l’esplosione della festa avviene nei giorni “grassi”: dal martedì al giovedì che precede il mercoledì delle ceneri. Il carnevale è una festa prolungata, caratterizzata da un evidente eccesso di godimento, dai cibi, alle bevande e al piaceri dei sensi, dalla inversione dei ruoli gerarchici e dal rovesciamento delle norme costituite in società.

Il ballo era uno degli elementi costitutivi più importanti della manifestazione carnevalesca, quindi in questo periodo aumentavano considerevolmente le occasioni di feste da ballo sia pubbliche che familiari.

E‘ singolare come la stessa musica o lo stesso ballo potessero essere presenti anche in zone molto distanti fra loro, ciò era dovuto al fenomento dell‘emigrazione, agli insediamenti militari stranieri in Italia, o agli spostamenti degli stessi suonatori.

Quello che comunque, al di là delle strutture di canti e balli, sembra mantenersi inalterato è il senso profondo della festa come occasione di socializzazione, come momento in cui dimenticare differenze e sofferenze e godere del piacere di sentirsi “comunità”.

Nel vostro paese d’origine c’è qualche tradizione particolare legata alla festa popolare?

 

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